Come raccontare la malattia e le sue difficoltà ai bambini (senza spaventarli)
- Sandy Carboni
- 3 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Ci sono parole che, da genitori, non vorremmo mai pronunciare. Ci sono situazioni che colpiscono le nostre famiglie come tempeste improvvise, lasciandoci senza fiato e, soprattutto, senza parole. Quando la malattia o una grande difficoltà entrano nella vita di un bambino, la prima reazione di noi adulti è il desiderio di proteggerlo, a volte nascondendo la verità o edulcorandola troppo.
Ma i bambini, anche i più piccoli, hanno antenne sensibilissime. Sentono il cambiamento nell'aria, leggono le ombre nei nostri sguardi e avvertono che qualcosa sta succedendo.
La domanda che allora ci tormenta diventa:
come possiamo spiegare loro quello che sta accadendo senza spaventarli?

La risposta che ho trovato nel mio percorso - e che mi ha guidato nella nascita del progetto "Qui tutti abbiamo una coda", sta nel potere immenso delle storie e delle metafore.
Il filtro magico della metafora
Il compito principale del Referente d’Intervento è la presa in carico della persona. Mentre il coadiutore dell'animale si concentra sulla gestione del cane e sulla sua comunicazione, il Referente sposta il focus sull’utente che usufruisce dell’incontro.
È qui che entra in gioco la metafora. La metafora non serve a "mentire" o a nascondere, ma a tradurre la realtà in un linguaggio comprensibile e sicuro per la loro mente. Diventa un filtro protettivo che permette loro di accogliere la verità un pezzetto alla volta.
Nel nostro libro, il lungo percorso in ospedale e le cure non vengono descritti attraverso la paura, ma attraverso gli occhi di Bobby Boy, un cane da pet therapy. E gli strumenti della medicina diventano simboli di potere: la "codina invisibile" che spunta sul petto dei bambini non è altro che il Catetere Venoso Centrale (CVC) utilizzato per le terapie.
Trasformare un tubicino medico in una "coda speciale" significa dire al bambino:
“Quello che hai sul petto non è un segno di fragilità, ma è il simbolo della tua forza, della tua energia e del tuo coraggio per affrontare questa avventura”.

Tre piccoli spunti per gli "avventori"(genitori, educatori o chiunque si ritrovi aa dover dare risposte)
Se vi trovate ad affrontare un momento difficile con i vostri figli a casa o con i vostri alunni a scuola, ecco tre riflessioni nate dalla mia esperienza che spero possano esservi utili:
Scegliete un mediatore (anche a quattro zampe)
A volte parlare in prima persona è troppo doloroso o diretto. Usare un personaggio ponte – un animale o il protagonista di una favola – permette al bambino di immedesimarsi, fare domande e specchiarsi in quel personaggio mantenendo una distanza di sicurezza emotiva.
Focalizzatevi sulla risorsa, non sul problema
Invece di concentrarvi solo su ciò che il bambino "perde" o non può fare in quel momento, provate a fargli notare ciò che scopre di avere. Ogni sfida può diventare l'occasione per ricordargli quanta forza interiore possiede. Tutti noi abbiamo una forza invisibile dentro, dobbiamo solo imparare a vederla e a darle un nome.
Accogliete le domande con lo spazio del disegno
Spesso i bambini non sanno esprimere la paura o la confusione a parole. Date loro carta e colori. Chiedere a un bambino di "disegnare la propria forza" o di dare una forma visiva a ciò che sente è il modo più inclusivo, immediato e potente per farlo comunicare e rassicurarlo.

Le storie hanno il potere terapeutico di curare le ferite invisibili. Non cancellano il dolore e non fanno sparire le difficoltà, ma stringono la mano ai bambini (e ai grandi) mentre le attraversano, ricordando a tutti che non siamo mai soli.
COME RACCONTARE LA MALATTIA AI BAMBINI
Non è semplice. Certo.
Ma questo è il modo migliore che ho trovato per RACCONTARE LA MALATTIA AI BAMBINI




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